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Numeri alla mano, le considerazioni del presidente della Camera nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare

Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, accompagnato dal segretario generale, Fabrizio Castaldi, ha incontrato in sala del Mappamondo la stampa parlamentare di Montecitorio per il consueto saluto di fine anno e, al di là delle domande sui temi politici e di partito, ha toccato diversi e significativi aspetti di profilo istituzionale.

Il presidente Fontana è parso piuttosto fermo nello smontare la narrazione secondo cui la stragrande maggioranza dei provvedimenti sarebbero sistematicamente presentati dal governo al Senato e non alla Camera. Brochure dei dati alla mano, infatti, dall’inizio della Legislatura ad oggi, 24 decreti-legge sono stati presentati al Senato e 23 alla Camera. Quindi, chiacchiere da Transatlantico a parte, siamo di fronte ad un sostanziale pareggio, almeno sulla partita che è di gran lunga quella numericamente più rilevante.

Resta aperta, a nostro avviso, non tanto la questione del numero eccessivo dei decreti, su cui la Presidenza di Montecitorio di fatto non ha poteri, quanto la questione dell’esame a senso unico alternato dei decreti-legge e quella della differenza di approccio tra i due rami sul tema dell’ammissibilità degli emendamenti. E anche se nessuna delle due è stata oggetto di domande, sull’ultima lo stesso Fontana ha affermato che circa il 30% delle proposte emendative non vengono ammesse, principalmente a causa del criterio dell’estraneità di materia piuttosto rigido (molto più del Senato). E, aggiungiamo noi, che questo, semmai, insieme a una disciplina più lineare dei tempi dei lavori, potrebbe costituire una ragione valida, ma evidentemente non determinante, per spingere il governo di turno ad inviare un testo al Senato invece che alla Camera.

Quanto alla riforma costituzionale sul “premierato”, la terza carica dello Stato ha auspicato un “lavoro di fino” con interventi di approfondimento e modifica importanti nel corso della lettura alla Camera.

Sempre sul tema della riforma costituzionale, così come su quella del Regolamento (i due relatori hanno consegnato una prima bozza di lavoro al comitato ristretto composto da rappresentanti di tutti i gruppi), Fontana si è detto persuaso della necessità di tempi adeguati, con l’equilibrato auspicio della più ampia condivisione. E, aggiungiamo ancora noi, chissà se qualche forza politica, durante questo iter così impegnativo, si porrà anche il problema del rafforzamento di un parlamento fiaccato sul fronte della rappresentatività e della funzionalità dal cosiddetto “taglio” dei parlamentari.

In conclusione la Presidenza ha ringraziato l’amministrazione, che ha garantito il buon funzionamento dell’Istituzione anche in condizioni di organico molto difficili negli ultimi anni (non a caso si sono svolti e si stanno svolgendo, anche grazie al contributo di chi scrive, diversi concorsi pubblici per assumere le figure necessarie) e i vicepresidenti che, secondo le loro deleghe, hanno svolto attività su settori come la sicurezza, il personale, i rapporti con la stampa e l’intelligenza artificiale, ricordando, per concludere, l’appuntamento del prossimo anno con il G7 dei parlamenti, previsto dopo l’estate a Verona.

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