Approvata la mia mozione contro gli abusi dei comuni su multe e autovelox

Giovedì 28 gennaio 2016 alla Camera de Deputati è stata approvata la mozione, di cui sono primo firmatario, contro gli abusi dei comuni che utilizzano gli autovelox per fare cassa.
Finalmente molti comuni dovranno smetterla di fare cassa con le multe degli autovelox e reinvestire, come prevede il codice della strada, la loro quota di proventi nella stessa sicurezza stradale, a partire dalla manutenzione delle strade. Se il cittadino non rispetta il codice della strada riceve sanzioni; con l’approvazione di questa mozione si stabilisce il principio per cui anche i comuni che non rispettino il codice della strada debbano essere sanzionati.
Un grazie ai deputati di tutti i gruppi, a partire da Forza Italia, che hanno sottoscritto il testo, e a quelli che l’hanno votato.

Ecco il testo della mozione approvata:

MOZIONE 1-01085
La Camera,
premesso che:
l’uso degli autovelox per accertare il superamento dei limiti di velocità è diventato per alcuni enti locali, di fatto, uno strumento per garantirsi entrate supplementari con destinazioni non conformi alle previsioni di legge, essendo tali apparecchiature assai di frequente utilizzate dai comuni, non tanto a scopo preventivo o dissuasivo, quanto al puro scopo di multare il maggior numero di automobilisti ed aumentare in questo modo le entrate derivanti dalle sanzioni in favore dei bilanci degli enti;
i limiti di velocità su diversi tratti stradali sono spesso discutibili e altalenanti, e la collocazione degli impianti di rilevazione automatica risulta talvolta arbitraria, se non, in qualche caso, persino pericolosa, poiché induce gli automobilisti a bruschi rallentamenti della velocità;
la Corte costituzionale (sentenza n. 113 del 2015) ha stabilito che gli strumenti tecnici di misurazione elettronica sono di dubbia funzionalità se non sono sottoposti a manutenzione e a verifiche periodiche e che «fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale»;
a molte cattive prassi si contrappongono alcuni comportamenti di segno opposto, come quello messo in atto dal sindaco di Padova, che ha annullato decine di migliaia di sanzioni, provenienti da autovelox, ritenendo prima necessario procedere a una verifica della regolarità degli impianti;
molti comuni, poi, per evitare il contraccolpo di impopolarità prodotto da queste condotte sulla popolazione residente, installano gli apparecchi di rilevazione automatica principalmente sui tratti delle strade statali che attraversano il loro territorio di competenza, in modo da poter colpire il maggior numero possibile di automobilisti di passaggio
secondo il codice della strada i comuni stessi dovrebbero inviare ogni anno una relazione telematica al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell’interno su quanto incassano con queste multe e destinare una quota del 50 per cento di queste entrate, provenienti da sanzioni comminate attraverso l’utilizzo degli autovelox, «alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, ivi comprese la segnaletica e le barriere, e dei relativi impianti, nonché al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, ivi comprese le spese relative al personale, nel rispetto della normativa vigente relativa al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego e al patto di stabilità interno», come recita l’articolo 142 del codice della strada;
entrambi i suddetti obblighi restano disattesi nella stragrande maggioranza dei casi e tale comportamento, come di recente ha sottolineato l’Aci, distrae una fondamentale quantità di risorse a voci come la manutenzione delle infrastrutture stradali o i controlli di sicurezza;
attualmente non esistono sanzioni da poter applicare ai comuni che non rispettino queste previsioni normative,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile a mettere fine agli episodi di utilizzazione impropria degli apparecchi o sistemi di rilevamento della velocità attraverso l’utilizzazione di dispositivi o di mezzi tecnici di controllo a distanza, di cui all’art. 142, comma 12-bis, del Codice della strada, nell’inosservanza – peraltro – dell’obbligo di utilizzazione delle risorse per manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, posto dal comma 12-ter dello stesso articolo ed a proporre al Parlamento, nel primo provvedimento utile, modifiche normative atte disciplinare il meccanismo sanzionatorio attualmente previsto nell’articolo 142, comma 12-quater, ultimo periodo, sì da superare le difficoltà oggettive rappresentate dall’impossibilità di “intercettare” i predetti proventi – direttamente introitati dagli enti stessi, anche se inadempienti – per decurtarli della percentuale prevista a titolo di sanzione per l’inosservanza dei predetti obblighi. A tal fine potrà essere valutato di prevedere che le risorse in parola siano introitate direttamente su apposito capitolo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per essere riassegnate agli enti aventi diritto per la realizzazione di specifici piani di intervento conformi alle finalità di legge nonché di sostituire il predetto meccanismo sanzionatorio con sanzioni amministrative pecuniarie adeguate;
a valutare l’opportunità di coinvolgere, nella predetta proposta, gli uffici territoriali del MEF, quali ulteriori soggetti riceventi la relazione telematica e competenti ad irrogare le sanzioni;
di presentare al Parlamento, entro il 30 settembre 2016, un report sullo stato di attuazione delle disposizioni di cui all’art. 142, commi da 11-bis ad 11-quater, che, in particolare, indichi quali e quanti enti locali sono stati inadempienti rispetto agli obblighi di legge in esame.
«Baldelli, Garofalo, Catalano, Attaguile, Fauttilli, Rampelli, Palese, Abrignani, Biasotti, Occhiuto, Alberto Giorgetti, Polverini, Squeri, Nizzi».

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