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PRESENZE ALLE VOTAZIONI NELL’AULA DELLA CAMERA DA INIZIO LEGISLATURA FINO A GENNAIO 2011

CAMERA DEI DEPUTATI

LA PERCENTUALE DI PRESENZE DI SIMONE BALDELLI NELLE VOTAZIONI NELL’AULA DELLA CAMERA, DA INIZIO LEGISLATURA (29.04.2008) FINO A GENNAIO 2011, E’ STATA DEL 99.72%

FLI: BALDELLI, IN TRE ANNI FINI HA CAMBIATO IDEE E CONVENIENZE

ansa

(ANSA) – ROMA, 13 FEB – “Se il Fini di due o tre anni fa, quello fedele alleato di Berlusconi e garantista, avesse sentito l’intervento del Fini di oggi – quello antiberlusconiano -probabilmente gli avrebbe risposto che se in Italia la legge fosse stata davvero uguale per tutti non si sarebbe visto in questi 17 anni un simile accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi. Evidentemente il Fini di oggi, ha convinzioni, prospettive e convenienze diverse dal Fini di allora”. Lo afferma in una nota Simone Baldelli, vicecapogruppo del PdL alla Camera.
(ANSA).

Simone Baldelli: “Su Berlusconi solo gossip, reagiremo con il rilancio delle politiche economiche e sociali”

interviste

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Mutilazioni genitali, Carfagna risponde a interrogazione Baldelli-Sbai

IL VELINO

Roma, 09 FEB (Il Velino) – Il ministro delle Pari Opportunità sarà oggi alla Camera per rispondere all’interrogazione dei deputati del Pdl Simone Baldeli e Souad Sbai sulle mutilazioni genitali. Nell’interrogazione Baldelli e Sbai dichiarano: “Si stima che nel mondo 140 milioni di donne e ragazze siano colpite dalle mutilazioni genitali, di cui circa 35 mila tra le immigrate in Italia; una pratica che viola i diritti umani fondamentali delle donne e minaccia gravemente la loro salute”. I deputati Pdl ricordano inoltre che “il 6 febbraio 2011 si e’ celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili” e chiedono al Governo “quali sono le iniziative intraprese per combattere la pratica delle mutilazioni genitali femminili”.

09/02/2011 – QUESTION TIME ALLA CAMERA DEI DEPUTATI (in diretta dalle 15 su Rai2)

CAMERA DEI DEPUTATI

BALDELLI e SBAI. — Al Ministro per le pari opportunità. — Per sapere – premesso che:

  • si stima che nel mondo 140 milioni di donne e ragazze siano colpite dalle mutilazioni genitali, di cui circa 35 mila tra le immigrate in Italia;
  • questa pratica viola i diritti umani fondamentali delle donne e minaccia gravemente la loro salute;
    il 6 febbraio 2011 si è celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale contro l’infibulazione e le mutilazioni genitali femminili -:
  • quali siano le iniziative del Governo per combattere la pratica delle mutilazioni genitali femminili.

(3-01450) (8 febbraio 2011)

LAVORO: BALDELLI (PDL), DAMIANO VORREBBE DARE LEZIONI A SACCONI

ansa

(V.’LAVORO: DAMIANO, GOVERNO DI ANNUNCI TAGLIA…’DELLE 18:54)
(ANSA) – ROMA, 2 FEB – “L’onorevole Damiano, senza avere alcun titolo, vorrebbe dare lezioni al ministro Sacconi sul tema dell’occupazione giovanile mentre probabilmente non si è ancora reso conto degli errori che ha commesso quando era ministro del governo Prodi”. E’ quanto dichiara Simone Baldelli, vicepresidente del gruppo del Popolo della Libertà della Camera e componente della commissione lavoro di Montecitorio.
”Sostenere, infatti, di aver combattuto il precariato abolendo il lavoro a chiamata – dice – è assolutamente contraddittorio, visto che proprio il lavoro a chiamata, come già si evinceva a suo tempo dall’indagine della commissione lavoro nella scorsa legislatura, costituisce una opportunità in più per i giovani e una alternativa al sommerso. Quanto poi alle altre gesta del governo Prodi in materia di precariato basterebbe ricordare l’aumento delle aliquote contributive per gli apprendisti e i cosiddetti precari con il quale è stata finanziata l’abolizione dello scalone previdenziale”.(ANSA).

LAVORO. SACCONI OGGI IN AULA SU DISOCCUPAZIONE GIOVANI

DIRE

(DIRE) Roma, 2 feb. – “Il ministro Maurizio Sacconi sarà oggi in Aula per rispondere all’interrogazione dei deputati Simone Baldelli, vicepresidente del Popolo della libertà alla Camera e della deputata Annagrazia Calabria, responsabile giovani Pdl. Nell’interrogazione Baldelli e Calabria chiedono al ministro del Lavoro e delle politiche come il governo intenda affrontare il problema della disoccupazione, in particolare quella giovanile”. Lo rende noto un comunicato stampa.

02/02/2011 – QUESTION TIME ALLA CAMERA DEI DEPUTATI (in diretta dalle 15 su Rai2)

CAMERA DEI DEPUTATI

BALDELLI e CALABRIA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

  • nell’ultima rilevazione Istat il tasso di disoccupazione rimane fermo all’8,6 per cento, indicando una stabilizzazione degli effetti della crisi economico-finanziaria sull’occupazione;
  • rimane, invece, alto il tasso di disoccupazione giovanile che si attesta al 29 per cento;
  • il Governo ha recentemente presentato alla stampa le nuove prospettive del piano per l’occupabilità dei giovani, su iniziativa del Ministro interrogato e dei Ministri Gelmini e Meloni -:
  • quali iniziative il Governo stia intraprendendo per rispondere al problema della disoccupazione, con particolare riferimento a quella giovanile.

(3-01430)

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE IN MATERIA DI RIFORMA DELLA POLITICA AGRICOLA COMUNE (PAC)

CAMERA DEI DEPUTATI

La Camera,
premesso che:
la politica agricola comune (PAC) è uno degli impegni comunitari di maggiore rilevanza strategica ed economica, la politica comune in campo agricolo è prevista espressamente dal Trattato delle Comunità;
il Trattato di Roma, all’articolo 2, afferma, infatti, che la Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale riavvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche. Nel trattato si precisava che per raggiungere tale scopo era necessario:
a) abolire i dazi doganali tra gli Stati membri;
b) istituire tariffe doganali e politiche commerciali nei confronti degli Stati terzi;
c) eliminare gli ostacoli tra gli Stati membri di capitali, servizi e persone;
d) instaurare una politica comune nel settore dei trasporti e in quello dell’agricoltura;
e) creare un fondo sociale europeo e una Banca europea, per promuovere gli investimenti;
la politica agricola comune sin dall’origine si era prefissata due principali obiettivi:
a) soddisfare gli agricoltori grazie al cosiddetto prezzo di intervento. Si stabiliva, cioè, in sede comunitaria un prezzo minimo garantito per i prodotti agricoli. Il prezzo delle produzioni non poteva scendere al di sotto di questo;
b) orientare le imprese agricole verso una maggiore capacità produttiva (limitando i fattori della produzione, aumentando lo sviluppo tecnologico e utilizzando delle migliori tecniche agronomiche);
questo meccanismo ha mostrato nel tempo un difetto di fondo: l’obiettivo della garanzia ha finito per prevalere su quello dell’orientamento, favorendo da parte delle aziende agricole una tendenza ad accontentarsi del profitto garantito dai prezzi di intervento e dai prelievi tariffari. Questa tendenza ha comportato una costante mancanza di propensione all’ammodernamento;
sulla scorta dell’esperienza maturata, dagli anni ’90 in poi, progressivamente, si è cominciato a dare sempre più applicazione al cosiddetto sistema delle quote di produzione, in modo da garantire agli agricoltori un livello minimo dei prezzi dei prodotti e di ripartire equamente tra i vari Paesi comunitari una quota di produzione garantita;
nel 2003 si è avuta poi una profonda riforma della politica agricola comune, che di certo ha costituito un momento chiave della sua evoluzione, adattandola alle nuove esigenze degli agricoltori, dei consumatori e del pianeta;
da ultimo, dal mese di aprile 2010 fino a quello di giugno 2010, su iniziativa di Dacian Ciolos, il Commissario europeo responsabile dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, si è sviluppato un dibattito pubblico sul futuro della politica agricola comune. Secondo il Commissario europeo: «La politica agricola europea non è un dominio riservato ai soli agricoltori. È la società intera a beneficiare di questa politica comune europea, che investe aree come l’alimentazione, la gestione dei territori e la protezione dell’ambiente»;
in un contesto globale in rapida evoluzione, si è oggi di fronte ad un panorama particolarmente complesso; se da una parte, infatti, si registra il raddoppio della domanda alimentare, contemporaneamente dall’altra si deve affrontare la diminuzione costante di risorse naturali meno terra da coltivare, meno acqua e, soprattutto, meno energia a causa dell’impatto del cambiamento climatico;
come ha ricordato George Lyon nella discussione tenutasi giovedì 8 luglio 2010 al Parlamento europeo: «Se non affrontiamo la questione, possiamo aspettarci una grave destabilizzazione, un aumento dei rivolgimenti popolari e problemi potenzialmente significativi a livello di migrazione internazionale perché la gente si sposta per evitare penuria di cibo e acqua»;
i flussi migratori sono già oggi, in buona parte, determinati da un evidente squilibrio nel consumo delle risorse naturali ed ancora di più delle tecnologie necessarie per utilizzarle. I Paesi emergenti ed anche molti di quelli del «terzo mondo», denunciano i sostegni economici che quelli più avanzati mettono a disposizione dei propri comparti agricoli, imputando, proprio a questi sostegni, una delle ragioni principali del mantenimento del gap internazionale;
a tale riguardo si sono spesso manifestate contraddizioni lampanti. Non è con un approccio ideologicamente antiglobalizzazione che si può governare la complessa realtà che si ha di fronte. Spesso sono stati invocati aiuti ai Paesi poveri dagli stessi che contemporaneamente proponevano, in nome dell’antiglobalizzazione, sostegni economici a produzioni agricole tipiche dei Paesi più sviluppati. Non è così che si può governare la situazione presente, la globalizzazione impone un’analisi seria ed approfondita, pone di fronte sfide complesse, che devono essere affrontate responsabilmente. Il sostegno al comparto agricolo dei Paesi più industrializzati e, nel contempo, una gestione delle risorse che tenga conto dei margini di sviluppo dei Paesi emergenti sono possibili e possono essere messi in atto solo con la necessaria gradualità; per governare il presente è necessario focalizzare un percorso virtuoso di sviluppo sostenibile a livello planetario;
in questa ottica le riforme della politica agricola comune sono state realizzate anche per rendere il commercio mondiale più equo, ad esempio riducendo il rischio di creare distorsioni sui mercati con le sovvenzioni concesse dall’Unione europea per l’esportazione della produzione eccedentaria. Nel cosiddetto ciclo di negoziati di Doha per la liberalizzazione degli scambi internazionali, l’Unione europea ha proposto di sopprimere integralmente le sovvenzioni all’esportazione entro il 2013 anche in caso di fallimento dei negoziati;
affrontare il cambiamento climatico e rendere la nostra produzione agricola più sostenibile sono obiettivi di primaria importanza, passaggi indispensabili se si vuole continuare a garantire la sicurezza alimentare dei cittadini europei e contribuire a rispondere a una domanda mondiale di cibo in costante aumento;
il processo di aggiornamento del sistema di sostegno allo sviluppo agricolo prosegue con costanza, la Commissione europea ha pubblicato il 18 novembre 2010 la comunicazione «La politica agricola comune (PAC) verso il 2020. Rispondere alle sfide future dell’alimentazione, delle risorse naturali e del territorio». Tre sono stati gli obiettivi principali delineati:
a) produzione alimentare economicamente redditizia (la fornitura di derrate alimentari sicure e in quantità sufficienti in un contesto di crescente domanda mondiale, di crisi economica e di maggiore instabilità dei mercati per contribuire alla sicurezza dell’approvvigionamento);
b) gestione sostenibile delle risorse naturali e azione a favore del clima (gli agricoltori devono spesso far prevalere le considerazioni ambientali su quelle economiche, ma i relativi costi non vengono compensati dal mercato);
c) mantenimento dell’equilibrio territoriale e della diversità delle zone rurali (l’agricoltura resta un motore economico e sociale di grande importanza nelle zone rurali e un fattore fondamentale per mantenere in vita la campagna);
in particolare, con riguardo ai pagamenti diretti, la comunicazione sottolinea l’importanza di ridistribuire, riformulare e rendere più mirato il sostegno, sulla base di criteri oggettivi ed equi, facilmente comprensibili per il contribuente. I nuovi criteri dovrebbero essere sia economici (data la funzione di «sostegno al reddito» propria dei pagamenti diretti) che ambientali (per tener conto dei beni di pubblica utilità forniti dagli agricoltori) e il sostegno dovrebbe essere maggiormente orientato verso gli agricoltori attivi. Secondo la Commissione europea, andrebbe organizzata una distribuzione più equa dei fondi, in modo fattibile sotto il profilo economico e politico, prevedendo un margine di transizione per evitare gravi perturbazioni;

la Commissione europea presenterà entro l’estate del 2011 una comunicazione sul futuro della politica agricola comune, che si assocerà al progetto preliminare sulle prospettive finanziarie per il periodo 2014-2020, sempre da presentare entro la medesima scadenza. Entro il 2012 si arriverà poi all’approvazione dei relativi testi di legge;
alla fine di questo percorso i contenuti della nuova politica agricola comune dovranno comunque fare riferimento e coordinarsi nel quadro complessivo della strategia «Europa 2020», definita dal Consiglio europeo del 17 giugno 2010;
in questo quadro non appare coerente sostenere di ridistribuire le risorse della politica agricola comune in base a criteri esclusivamente legati alla superficie, perché ciò non premierebbe la qualità che deve invece caratterizzare le coltivazioni. La ricerca costante dell’aumento della qualità deve, infatti, caratterizzare la produzione agricola dei Paesi più industrializzati;
inoltre, appare inaccettabile l’ipotesi di ridurre il budget della politica agricola comune; va ricordato, infatti, che il bilancio della politica agricola comune, che costituiva il 65 per cento del bilancio comunitario nel 1988, oggi rappresenta solo il 34 per cento del totale,

impegna il Governo:

a valutare, con riferimento alle possibili modifiche del sistema dei pagamenti diretti, l’impatto che tali cambiamenti comporterebbero per il nostro Paese, evitando soluzioni troppo radicali e repentine che potrebbero danneggiare diverse imprese agricole italiane, con gravi conseguenze anche occupazionali;
a sostenere, in sede comunitaria, strategie finalizzate a incentivare il sistema agroalimentare italiano, promuovendo investimenti finalizzati allo sviluppo della qualità del settore agroalimentare;
a fare in modo che le modifiche ai criteri di ripartizione dei fondi destinati alla politica agricola comune tengano conto di fattori fondamentali, oltre quello della superficie, come l’impatto occupazionale, il valore aggiunto e la qualità della produzione;
a promuovere, in sede comunitaria, lo sviluppo degli strumenti necessari per migliorare il raccordo ed il funzionamento delle filiere, fattore determinante per il comparto agricolo italiano, valorizzando anche l’esperienza maturata negli ultimi anni dai nostri produttori ortofrutticoli, in modo da remunerare adeguatamente la fase produttiva agricola, primo anello fondamentale di qualsiasi filiera agroalimentare;
a favorire, a livello comunitario, il rafforzamento delle politiche mirate allo sviluppo delle nuove generazioni di agricoltori, legandole, in particolare, all’innovazione del settore e all’introduzione di incentivi mirati a favorire la dotazione di capitali fissi e l’accesso al credito;
ad investire anche a livello nazionale nello sviluppo della qualità della produzione del settore agricolo, premiando le produzioni di pregio e valorizzando le sue potenzialità occupazionali;
a promuovere l’introduzione nella nuova politica agricola comune, anche in previsione del progressivo smantellamento dei vecchi sistemi di intervento di mercato non più compatibili con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, di adeguati strumenti di gestione del rischio di mercato, a garanzia del reddito degli agricoltori;
ad assumere ogni iniziativa affinché la proposta di riforma della politica agricola comune presentata dalla Commissione europea, nella sua organizzazione in due pilastri, superi con decisione gli attuali problemi di sovrapposizione e demarcazione tra gli strumenti di intervento disponibili, la cui gestione rappresenta un inutile onere sia per la pubblica amministrazione che per gli agricoltori.
(1-00547)
«Beccalossi, Baldelli, Biava, Catanoso, De Camillis, De Girolamo, Di Caterina, Dima, D’Ippolito Vitale, Faenzi, Gottardo, Muro, Nastri, Nola, Romele, Paolo Russo, Taddei, Ruvolo».

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA ED IL SOSTEGNO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

CAMERA DEI DEPUTATI

La Camera,
premesso che:
nonostante la gravità della crisi economica in atto, il Governo ha affrontato con efficacia la grave crisi economico-finanziaria che ha colpito il Paese, varando una serie di provvedimenti che hanno evitato all’economia italiana pesanti conseguenze che, invece, hanno colpito altri Paesi dell’Unione europea;
tale crisi economico-finanziaria ha investito tutti i settori dell’economia italiana tra cui le piccole e medie imprese;
in Italia queste ultime costituiscono una realtà numericamente molto significativa: su 4.338.766 imprese, 4.335.448 (il 99,9 per cento) sono, infatti, piccole e medie imprese. Inoltre, la quasi totalità delle piccole e medie imprese (il 95 per cento) è costituita da imprese con meno di 10 addetti; il resto è formato da imprese che impiegano da 10 a 49 addetti (196.090 unità, pari al 4,5 per cento), mentre le imprese di taglia più grande (da 50 a 249 addetti) sono appena 21.867, ossia lo 0,5 per cento del totale;
dal punto di vista dei settori economici, le piccole e medie imprese, soprattutto quelle con meno di 10 addetti, si concentrano nel terziario (circa il 76 per cento del totale delle piccole e medie imprese), in particolare nelle attività immobiliari, di informatica, di ricerca e di altre attività professionali (25,2 per cento) e nel commercio al dettaglio (16,5 per cento);
le piccole e medie imprese non solo costituiscono numericamente l’ossatura del sistema produttivo nazionale, ma anche il loro contributo in termini di occupazione è significativo: impiegano, infatti, oltre l’81 per cento degli occupati, in particolare nel settore dei servizi (circa il 49 per cento). Analoga situazione si registra anche in termini di valore aggiunto: il 72,4 per cento (esclusa l’agricoltura) è prodotto dalle piccole e medie imprese, di cui più della metà dalle imprese del terziario;
pertanto il Governo italiano il 30 aprile 2010 ha firmato, primo Paese in Europa, la direttiva con cui si è data attuazione allo Small Business Act (SBA), che introduce importanti misure innovative per accrescere la competitività delle piccole e medie imprese italiane;
nella duplice prospettiva di affrontare l’emergenza economica, da un lato, e di individuare obiettivi di medio termine di sviluppo del sistema industriale italiano ed in particolare delle piccole e medie imprese, tenuto conto dei dieci principi guida contenuti nello Small Business Act, vengono individuate le seguenti priorità di policy:
a) effettuare una preliminare analisi d’impatto di ogni nuova normativa d’interesse per le piccole e medie imprese (come previsto dalla normativa dell’analisi di impatto della regolamentazione (air)) ed operare affinché i testi normativi siano redatti con disposizioni chiare e facilmente comprensibili;
b) dare piena attuazione e massima evidenza, ai fini della piena conoscenza ed utilizzo da parte delle imprese, agli strumenti normativi ed organizzativi già approvati ed in vigore (come la comunicazione unica per via telematica al registro delle imprese ai fini dell’iscrizione previdenziale, assicurativa e fiscale, nonché per l’ottenimento del codice fiscale e dell’imposta sul valore aggiunto necessari per l’avvio di nuove attività (articolo 9 del decreto-legge n. 7 del 2007, convertito dalla legge n. 40 del 2007), la riforma dello sportello unico per le attività produttive (con l’articolo 38 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008), la segnalazione certificata di inizio attività sostitutiva della dichiarazione di inizio attività, l’istituzione delle agenzie per le imprese, strumenti tutti orientati a garantire che l’avvio dell’attività imprenditoriale sia il più veloce possibile, in particolare spostando in un secondo momento la verifica dei requisiti necessari all’esercizio della stessa;
c) operare ulteriormente al fine di ridurre il carico degli adempimenti amministrativi che ostacolano l’esercizio dell’attività imprenditoriale, limitando la competitività delle imprese ed imponendo loro un aggravio di costi e procedure;
d) incentivare ed accompagnare le imprese all’utilizzo del «contratto di rete»;
e) agevolare, anche dando attuazione alla recente riforma della legge fallimentare, il ricorso alla composizione negoziale delle crisi d’impresa, attraverso la configurazione dei nuovi istituti di risanamento che favoriscono il raggiungimento di accordi tra impresa in difficoltà e creditori;
f) incoraggiare e sostenere l’imprenditorialità giovanile e sviluppare la cultura d’impresa e l’orientamento al lavoro autonomo nelle scuole;
g) incoraggiare e sostenere l’imprenditorialità femminile anche attraverso l’adozione di misure tendenti a rimuovere gli ostacoli che ne limitano l’accesso al credito;
h) incoraggiare e sostenere l’imprenditorialità presso quegli immigrati che intendono avviare delle attività, anche promuovendone l’istruzione e la formazione;
i) favorire il trasferimento di impresa, con particolare attenzione alla fase del passaggio generazionale all’interno delle imprese familiari, anche grazie alla creazione di un istituto che favorisca l’incontro tra domanda e offerta;
l) favorire la trasformazione, in tutto o in parte, delle aziende in crisi in cooperativa;
m) fare in modo che la già più che positiva azione di sostegno all’accesso al credito a favore del sistema delle imprese svolta in questi anni dal fondo centrale di garanzia (avviato nel 2000, rifinanziato nel picco della crisi con 1,6 miliardi di euro; il fondo ha realizzato 24.600 operazioni nel 2009 ed oltre 50.000 nel 2010, attivando oltre 9 miliardi di euro di finanziamenti nel 2010, per un importo garantito di circa 5,2 miliardi di euro) trovi un ulteriore motivo di rafforzamento sia mediante l’apporto di nuove risorse finanziarie in collaborazione e sinergia con gli analoghi strumenti finanziari attivati dalle regioni, sia perfezionandone la natura di infrastruttura finanziaria, di strumento di politica industriale e produttiva, con particolare attenzione al sostegno dei progetti di innovazione ed internazionalizzazione delle piccole e medie imprese;
n) operare per la diffusione presso le imprese di strumenti complementari di finanziamento quali il ricorso al mercato obbligazionario ed azionario, il private equity ed il venture capital e, per le imprese di più piccola dimensione, il microcredito, così da limitare la loro dipendenza dal tradizionale canale bancario (capitale di debito), alla luce anche dell’evidente carenza di cultura finanziaria che ostacola lo sviluppo di larga parte delle piccole e medie imprese del Paese;
o) verificare l’operatività del nuovo fondo nazionale per l’Innovazione (istituito con decreto ministeriale il 10 marzo 2009 con una dotazione di 80 milioni di euro), che ha come obiettivo il sostegno finanziario a progetti innovativi realizzati dalle piccole e medie imprese che prevedano lo sfruttamento a fini economici ed imprenditoriali dei brevetti e dei disegni industriali, mettendo a loro disposizione, in collaborazione con il sistema creditizio e finanziario, una linea di finanziamento in capitale di rischio ed una in capitale di debito;
p) dare piena attuazione alla recente riforma del codice della proprietà industriale (in attuazione di quanto previsto dalla legge n. 99 del 2009, cosiddetta legge sviluppo), in particolare per quanto riguarda gli aspetti legati alla semplificazione delle procedure e alla riduzione degli adempimenti amministrativi necessari a privati cittadini e/o imprese per ottenere un titolo di proprietà industriale (procedure per la traduzione delle domande internazionali di brevetto; semplificazione dei procedimenti di trascrizione dei brevetti; previsione che una persona singola possa depositare un brevetto in comunione con e nell’interesse di più soggetti);
q) sostenere l’ulteriore diffusione sul territorio nazionale (in collaborazione e sinergia stretta con le regioni) degli istituti tecnici superiori (ne sono ad oggi stati creati più di 50 in 15 regioni), con l’obiettivo di formare potenziali imprenditori e/o figure tecniche con competenze (tecniche, manageriali, linguistiche) coerenti con le necessità espresse dal sistema delle imprese a livello territoriale (con particolare riferimento alle linee prioritarie di sviluppo industriale identificate nei piani di innovazione industriale di «Industria 2015»), assicurare una migliore collaborazione tra il sistema della ricerca e le imprese, anche attraverso una migliore sinergia tra la rete degli incubatori di impresa, parchi scientifici tecnologici (pst) ed i business innovation centres (bic);
r) identificare nuove direttrici di sviluppo industriale del Paese, in particolare nel campo della cosiddetta green economy, dell’ecoinnovazione e dell’efficienza energetica, dei nuovi materiali, delle bioingegneria e della nuova chimica verde, facilitando la nascita di piccole e medie imprese nel campo ed incentivando le imprese al passaggio a produzioni maggiormente sostenibili ed eco-efficienti;
s) sempre in attuazione della delega al Governo contenuta nella cosiddetta legge sviluppo (legge n. 99 del 2009), completare la riforma del sistema degli incentivi, imperniata sulla drastica riduzione delle leggi di incentivazione vigenti (ce ne sono circa 100 a livello nazionale e circa 1.400 a livello regionale e con la riforma si prevede vengano eliminate oltre 30 leggi o forme di incentivazione diverse), su una riserva almeno del 50 per cento delle risorse a vantaggio delle piccole e medie imprese, sulla semplificazione delle procedure attraverso l’utilizzo delle modalità telematiche e sul ricorso privilegiato agli incentivi automatici (ad esempio quelli fiscali e i voucher);
t) incoraggiare e sostenere le nostre imprese a divenire stabili esportatrici, con particolare attenzione a quelle imprese del Mezzogiorno (al momento sono solo 7.000 le imprese italiane stabilmente presenti sui mercati internazionali) e, nell’ambito della riforma degli enti per l’internazionalizzazione (Ice, Simest, Informest) attualmente in discussione, puntare su una razionalizzazione degli strumenti e delle risorse (ad esempio potenziando il fondo di venture capital gestito dal Ministero dello sviluppo economico in collaborazione con Simest ed il fondo rotativo per favorire i progetti di internazionalizzazione delle imprese) a sostegno delle esportazioni, su una maggior cooperazione tra le reti di sostegno alle imprese all’estero («reti delle reti») e sul collegamento tra le imprese leader già internazionalizzate con alcune di quelle loro collegate in relazioni di subfornitura, quale chiave per l’accompagnamento delle seconde sui mercati esteri;
u) favorire la continuità dell’afflusso di credito alle imprese piccole e medie con adeguate prospettive economiche e che possano provare la continuità aziendale;
v) attuare la legge n. 55 del 2010 – norme a tutela del made in Italy (cosiddetta Reguzzoni-Versace, approvata in Parlamento con ampio consenso bipartisan ed entrata in vigore il 6 maggio 2010), che disciplina i casi in cui può essere utilizzata la dizione made in Italy, prevedendo un obbligo generale di etichettatura per i prodotti finiti ed intermedi del settore tessile, della pelletteria e calzaturiero,

impegna il Governo:

a continuare ad adottare provvedimenti finalizzati al recepimento ed alla piena applicazione della direttiva sullo Small Business Act, favorendo l’adozione di «SBA regionali» da parte delle regioni e sostenendo le proposte di revisione ed integrazione dello stesso recentemente trasmesse dall’Italia alla Commissione europea;
a fare in modo che tutte le misure di agevolazione finanziaria e fiscali prevedano specifici criteri a favore di tutte le forme di aggregazione delle imprese previste dall’ordinamento, con particolare attenzione al contratto di rete;
a dare piena implementazione ai nuovi modelli di aggregazione industriale, ed in particolare allo strumento del contratto di rete (disciplinato con la legge n. 99 del 2009 e che nei giorni scorsi ha avuto il parere favorevole da parte della Commissione europea), che rappresenta lo strumento giuridico che permette alle imprese di accrescere la propria competitività e capacità innovativa sul mercato tramite accordi di collaborazione con altre aziende, strumento utile a sostenere lo sviluppo di nuove filiere produttive che possano agganciare le nuove dinamiche dei mercati;
a razionalizzare, nell’ambito della riforma degli enti per l’internazionalizzazione, le competenze e le strutture organizzative degli enti coinvolti; ad individuare un modello di nuova presenza all’estero per il sostegno delle nostre imprese; a migliorare il coordinamento con gli altri attori del comparto (Enit-Agenzia nazionale del turismo, Buonitalia, regioni, enti in Italia ed all’estero che fanno capo al sistema camerale), a semplificare e aggiornare i meccanismi di riconoscimento delle agevolazioni pubbliche gestite dal Ministero, migliorando le prospettive di accesso al credito per le imprese esportatrici;
ad avviare un processo di riforma complessiva del sistema tributario, che deve essere orientato anche alla progressiva riduzione della pressione fiscale, in particolare sulle imprese di piccole e medie dimensioni;
ad assumere iniziative volte a prevedere, nel rispetto dei vincoli di bilancio, ulteriori benefici fiscali per le piccole e medie imprese sul modello della cosiddetta «Tremonti-ter»;
a procedere rapidamente alla riforma degli incentivi alle imprese basata su criteri di semplificazione, di ampia telematizzazione e trasparenza nelle procedure di accesso, e che preveda che non meno del 50 per cento delle risorse di incentivazione vengano riservate alle micro e piccole imprese;
a favorire l’accesso agli appalti pubblici delle micro, piccole e medie imprese attraverso l’obbligo della pubblica amministrazione ed alle autorità competenti di suddividere i contratti in lotti; a rendere visibili le possibilità di subappalto nonché a riservare una quota degli stessi, non inferiore al 30 per cento, alle stesse micro, piccole e medie imprese, e a verificare che le misure di semplificazione delle procedure d’appalto di cui all’articolo 17 della legge n. 69 del 2009 siano efficaci, proponendo, se del caso, interventi migliorativi;
ad adottare ulteriori misure per incrementare l’informatizzazione e la semplificazione dei procedimenti amministrativi, al fine di snellire i tempi degli adempimenti burocratici a carico delle imprese e di ridurre l’onere economico che ne deriva;
a seguire attentamente la fase di transizione dell’entrata in vigore dell’accordo di Basilea 3, al fine di garantire adeguate condizioni di accesso al credito, in particolare a favore delle piccole e medie imprese e delle famiglie;
ad incrementare la lotta alla contraffazione al fine di tutelare i prodotti made in Italy e, in particolare, ad attivare tutti i canali diplomatici e di pressione politica a disposizione, affinché venga definitivamente approvata la proposta di regolamento sul «made in» europeo, recentemente approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo.
(1-00550)
«Vignali, Baldelli, Ventucci, Gava, Abrignani, Berruti, De Corato, Galati, Golfo, Jannone, Lazzari, Marinello, Mazzocchi, Milanato, Mistrello Destro, Pelino, Scajola, Verdini, Versace, Bernardo, Angelucci, Berardi, Del Tenno, Dima, Vincenzo Antonio Fontana, Germanà, Leo, Milanese, Misuraca, Pagano, Antonio Pepe, Pugliese, Savino, Soglia».