MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA ED IL SOSTEGNO ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

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CAMERA DEI DEPUTATI

La Camera,
premesso che:
nonostante la gravità della crisi economica in atto, il Governo ha affrontato con efficacia la grave crisi economico-finanziaria che ha colpito il Paese, varando una serie di provvedimenti che hanno evitato all’economia italiana pesanti conseguenze che, invece, hanno colpito altri Paesi dell’Unione europea;
tale crisi economico-finanziaria ha investito tutti i settori dell’economia italiana tra cui le piccole e medie imprese;
in Italia queste ultime costituiscono una realtà numericamente molto significativa: su 4.338.766 imprese, 4.335.448 (il 99,9 per cento) sono, infatti, piccole e medie imprese. Inoltre, la quasi totalità delle piccole e medie imprese (il 95 per cento) è costituita da imprese con meno di 10 addetti; il resto è formato da imprese che impiegano da 10 a 49 addetti (196.090 unità, pari al 4,5 per cento), mentre le imprese di taglia più grande (da 50 a 249 addetti) sono appena 21.867, ossia lo 0,5 per cento del totale;
dal punto di vista dei settori economici, le piccole e medie imprese, soprattutto quelle con meno di 10 addetti, si concentrano nel terziario (circa il 76 per cento del totale delle piccole e medie imprese), in particolare nelle attività immobiliari, di informatica, di ricerca e di altre attività professionali (25,2 per cento) e nel commercio al dettaglio (16,5 per cento);
le piccole e medie imprese non solo costituiscono numericamente l’ossatura del sistema produttivo nazionale, ma anche il loro contributo in termini di occupazione è significativo: impiegano, infatti, oltre l’81 per cento degli occupati, in particolare nel settore dei servizi (circa il 49 per cento). Analoga situazione si registra anche in termini di valore aggiunto: il 72,4 per cento (esclusa l’agricoltura) è prodotto dalle piccole e medie imprese, di cui più della metà dalle imprese del terziario;
pertanto il Governo italiano il 30 aprile 2010 ha firmato, primo Paese in Europa, la direttiva con cui si è data attuazione allo Small Business Act (SBA), che introduce importanti misure innovative per accrescere la competitività delle piccole e medie imprese italiane;
nella duplice prospettiva di affrontare l’emergenza economica, da un lato, e di individuare obiettivi di medio termine di sviluppo del sistema industriale italiano ed in particolare delle piccole e medie imprese, tenuto conto dei dieci principi guida contenuti nello Small Business Act, vengono individuate le seguenti priorità di policy:
a) effettuare una preliminare analisi d’impatto di ogni nuova normativa d’interesse per le piccole e medie imprese (come previsto dalla normativa dell’analisi di impatto della regolamentazione (air)) ed operare affinché i testi normativi siano redatti con disposizioni chiare e facilmente comprensibili;
b) dare piena attuazione e massima evidenza, ai fini della piena conoscenza ed utilizzo da parte delle imprese, agli strumenti normativi ed organizzativi già approvati ed in vigore (come la comunicazione unica per via telematica al registro delle imprese ai fini dell’iscrizione previdenziale, assicurativa e fiscale, nonché per l’ottenimento del codice fiscale e dell’imposta sul valore aggiunto necessari per l’avvio di nuove attività (articolo 9 del decreto-legge n. 7 del 2007, convertito dalla legge n. 40 del 2007), la riforma dello sportello unico per le attività produttive (con l’articolo 38 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito dalla legge n. 133 del 2008), la segnalazione certificata di inizio attività sostitutiva della dichiarazione di inizio attività, l’istituzione delle agenzie per le imprese, strumenti tutti orientati a garantire che l’avvio dell’attività imprenditoriale sia il più veloce possibile, in particolare spostando in un secondo momento la verifica dei requisiti necessari all’esercizio della stessa;
c) operare ulteriormente al fine di ridurre il carico degli adempimenti amministrativi che ostacolano l’esercizio dell’attività imprenditoriale, limitando la competitività delle imprese ed imponendo loro un aggravio di costi e procedure;
d) incentivare ed accompagnare le imprese all’utilizzo del «contratto di rete»;
e) agevolare, anche dando attuazione alla recente riforma della legge fallimentare, il ricorso alla composizione negoziale delle crisi d’impresa, attraverso la configurazione dei nuovi istituti di risanamento che favoriscono il raggiungimento di accordi tra impresa in difficoltà e creditori;
f) incoraggiare e sostenere l’imprenditorialità giovanile e sviluppare la cultura d’impresa e l’orientamento al lavoro autonomo nelle scuole;
g) incoraggiare e sostenere l’imprenditorialità femminile anche attraverso l’adozione di misure tendenti a rimuovere gli ostacoli che ne limitano l’accesso al credito;
h) incoraggiare e sostenere l’imprenditorialità presso quegli immigrati che intendono avviare delle attività, anche promuovendone l’istruzione e la formazione;
i) favorire il trasferimento di impresa, con particolare attenzione alla fase del passaggio generazionale all’interno delle imprese familiari, anche grazie alla creazione di un istituto che favorisca l’incontro tra domanda e offerta;
l) favorire la trasformazione, in tutto o in parte, delle aziende in crisi in cooperativa;
m) fare in modo che la già più che positiva azione di sostegno all’accesso al credito a favore del sistema delle imprese svolta in questi anni dal fondo centrale di garanzia (avviato nel 2000, rifinanziato nel picco della crisi con 1,6 miliardi di euro; il fondo ha realizzato 24.600 operazioni nel 2009 ed oltre 50.000 nel 2010, attivando oltre 9 miliardi di euro di finanziamenti nel 2010, per un importo garantito di circa 5,2 miliardi di euro) trovi un ulteriore motivo di rafforzamento sia mediante l’apporto di nuove risorse finanziarie in collaborazione e sinergia con gli analoghi strumenti finanziari attivati dalle regioni, sia perfezionandone la natura di infrastruttura finanziaria, di strumento di politica industriale e produttiva, con particolare attenzione al sostegno dei progetti di innovazione ed internazionalizzazione delle piccole e medie imprese;
n) operare per la diffusione presso le imprese di strumenti complementari di finanziamento quali il ricorso al mercato obbligazionario ed azionario, il private equity ed il venture capital e, per le imprese di più piccola dimensione, il microcredito, così da limitare la loro dipendenza dal tradizionale canale bancario (capitale di debito), alla luce anche dell’evidente carenza di cultura finanziaria che ostacola lo sviluppo di larga parte delle piccole e medie imprese del Paese;
o) verificare l’operatività del nuovo fondo nazionale per l’Innovazione (istituito con decreto ministeriale il 10 marzo 2009 con una dotazione di 80 milioni di euro), che ha come obiettivo il sostegno finanziario a progetti innovativi realizzati dalle piccole e medie imprese che prevedano lo sfruttamento a fini economici ed imprenditoriali dei brevetti e dei disegni industriali, mettendo a loro disposizione, in collaborazione con il sistema creditizio e finanziario, una linea di finanziamento in capitale di rischio ed una in capitale di debito;
p) dare piena attuazione alla recente riforma del codice della proprietà industriale (in attuazione di quanto previsto dalla legge n. 99 del 2009, cosiddetta legge sviluppo), in particolare per quanto riguarda gli aspetti legati alla semplificazione delle procedure e alla riduzione degli adempimenti amministrativi necessari a privati cittadini e/o imprese per ottenere un titolo di proprietà industriale (procedure per la traduzione delle domande internazionali di brevetto; semplificazione dei procedimenti di trascrizione dei brevetti; previsione che una persona singola possa depositare un brevetto in comunione con e nell’interesse di più soggetti);
q) sostenere l’ulteriore diffusione sul territorio nazionale (in collaborazione e sinergia stretta con le regioni) degli istituti tecnici superiori (ne sono ad oggi stati creati più di 50 in 15 regioni), con l’obiettivo di formare potenziali imprenditori e/o figure tecniche con competenze (tecniche, manageriali, linguistiche) coerenti con le necessità espresse dal sistema delle imprese a livello territoriale (con particolare riferimento alle linee prioritarie di sviluppo industriale identificate nei piani di innovazione industriale di «Industria 2015»), assicurare una migliore collaborazione tra il sistema della ricerca e le imprese, anche attraverso una migliore sinergia tra la rete degli incubatori di impresa, parchi scientifici tecnologici (pst) ed i business innovation centres (bic);
r) identificare nuove direttrici di sviluppo industriale del Paese, in particolare nel campo della cosiddetta green economy, dell’ecoinnovazione e dell’efficienza energetica, dei nuovi materiali, delle bioingegneria e della nuova chimica verde, facilitando la nascita di piccole e medie imprese nel campo ed incentivando le imprese al passaggio a produzioni maggiormente sostenibili ed eco-efficienti;
s) sempre in attuazione della delega al Governo contenuta nella cosiddetta legge sviluppo (legge n. 99 del 2009), completare la riforma del sistema degli incentivi, imperniata sulla drastica riduzione delle leggi di incentivazione vigenti (ce ne sono circa 100 a livello nazionale e circa 1.400 a livello regionale e con la riforma si prevede vengano eliminate oltre 30 leggi o forme di incentivazione diverse), su una riserva almeno del 50 per cento delle risorse a vantaggio delle piccole e medie imprese, sulla semplificazione delle procedure attraverso l’utilizzo delle modalità telematiche e sul ricorso privilegiato agli incentivi automatici (ad esempio quelli fiscali e i voucher);
t) incoraggiare e sostenere le nostre imprese a divenire stabili esportatrici, con particolare attenzione a quelle imprese del Mezzogiorno (al momento sono solo 7.000 le imprese italiane stabilmente presenti sui mercati internazionali) e, nell’ambito della riforma degli enti per l’internazionalizzazione (Ice, Simest, Informest) attualmente in discussione, puntare su una razionalizzazione degli strumenti e delle risorse (ad esempio potenziando il fondo di venture capital gestito dal Ministero dello sviluppo economico in collaborazione con Simest ed il fondo rotativo per favorire i progetti di internazionalizzazione delle imprese) a sostegno delle esportazioni, su una maggior cooperazione tra le reti di sostegno alle imprese all’estero («reti delle reti») e sul collegamento tra le imprese leader già internazionalizzate con alcune di quelle loro collegate in relazioni di subfornitura, quale chiave per l’accompagnamento delle seconde sui mercati esteri;
u) favorire la continuità dell’afflusso di credito alle imprese piccole e medie con adeguate prospettive economiche e che possano provare la continuità aziendale;
v) attuare la legge n. 55 del 2010 – norme a tutela del made in Italy (cosiddetta Reguzzoni-Versace, approvata in Parlamento con ampio consenso bipartisan ed entrata in vigore il 6 maggio 2010), che disciplina i casi in cui può essere utilizzata la dizione made in Italy, prevedendo un obbligo generale di etichettatura per i prodotti finiti ed intermedi del settore tessile, della pelletteria e calzaturiero,

impegna il Governo:

a continuare ad adottare provvedimenti finalizzati al recepimento ed alla piena applicazione della direttiva sullo Small Business Act, favorendo l’adozione di «SBA regionali» da parte delle regioni e sostenendo le proposte di revisione ed integrazione dello stesso recentemente trasmesse dall’Italia alla Commissione europea;
a fare in modo che tutte le misure di agevolazione finanziaria e fiscali prevedano specifici criteri a favore di tutte le forme di aggregazione delle imprese previste dall’ordinamento, con particolare attenzione al contratto di rete;
a dare piena implementazione ai nuovi modelli di aggregazione industriale, ed in particolare allo strumento del contratto di rete (disciplinato con la legge n. 99 del 2009 e che nei giorni scorsi ha avuto il parere favorevole da parte della Commissione europea), che rappresenta lo strumento giuridico che permette alle imprese di accrescere la propria competitività e capacità innovativa sul mercato tramite accordi di collaborazione con altre aziende, strumento utile a sostenere lo sviluppo di nuove filiere produttive che possano agganciare le nuove dinamiche dei mercati;
a razionalizzare, nell’ambito della riforma degli enti per l’internazionalizzazione, le competenze e le strutture organizzative degli enti coinvolti; ad individuare un modello di nuova presenza all’estero per il sostegno delle nostre imprese; a migliorare il coordinamento con gli altri attori del comparto (Enit-Agenzia nazionale del turismo, Buonitalia, regioni, enti in Italia ed all’estero che fanno capo al sistema camerale), a semplificare e aggiornare i meccanismi di riconoscimento delle agevolazioni pubbliche gestite dal Ministero, migliorando le prospettive di accesso al credito per le imprese esportatrici;
ad avviare un processo di riforma complessiva del sistema tributario, che deve essere orientato anche alla progressiva riduzione della pressione fiscale, in particolare sulle imprese di piccole e medie dimensioni;
ad assumere iniziative volte a prevedere, nel rispetto dei vincoli di bilancio, ulteriori benefici fiscali per le piccole e medie imprese sul modello della cosiddetta «Tremonti-ter»;
a procedere rapidamente alla riforma degli incentivi alle imprese basata su criteri di semplificazione, di ampia telematizzazione e trasparenza nelle procedure di accesso, e che preveda che non meno del 50 per cento delle risorse di incentivazione vengano riservate alle micro e piccole imprese;
a favorire l’accesso agli appalti pubblici delle micro, piccole e medie imprese attraverso l’obbligo della pubblica amministrazione ed alle autorità competenti di suddividere i contratti in lotti; a rendere visibili le possibilità di subappalto nonché a riservare una quota degli stessi, non inferiore al 30 per cento, alle stesse micro, piccole e medie imprese, e a verificare che le misure di semplificazione delle procedure d’appalto di cui all’articolo 17 della legge n. 69 del 2009 siano efficaci, proponendo, se del caso, interventi migliorativi;
ad adottare ulteriori misure per incrementare l’informatizzazione e la semplificazione dei procedimenti amministrativi, al fine di snellire i tempi degli adempimenti burocratici a carico delle imprese e di ridurre l’onere economico che ne deriva;
a seguire attentamente la fase di transizione dell’entrata in vigore dell’accordo di Basilea 3, al fine di garantire adeguate condizioni di accesso al credito, in particolare a favore delle piccole e medie imprese e delle famiglie;
ad incrementare la lotta alla contraffazione al fine di tutelare i prodotti made in Italy e, in particolare, ad attivare tutti i canali diplomatici e di pressione politica a disposizione, affinché venga definitivamente approvata la proposta di regolamento sul «made in» europeo, recentemente approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo.
(1-00550)
«Vignali, Baldelli, Ventucci, Gava, Abrignani, Berruti, De Corato, Galati, Golfo, Jannone, Lazzari, Marinello, Mazzocchi, Milanato, Mistrello Destro, Pelino, Scajola, Verdini, Versace, Bernardo, Angelucci, Berardi, Del Tenno, Dima, Vincenzo Antonio Fontana, Germanà, Leo, Milanese, Misuraca, Pagano, Antonio Pepe, Pugliese, Savino, Soglia».

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