Proposta di legge a tutela dei consumatori

 

Il ‪‎Governo non mantiene da mesi gli impegni presi con l’approvazione della mozione di Forza Italia per la moratoria sui ‪‎maxiconguagli di luce e gas. Per questo ho deciso di presentare una proposta di legge.

Proposta di legge di iniziativa del deputato Baldelli

“Disposizioni a tutela dei consumatori nei confronti degli operatori del mercato dell’energia elettrica, del gas e del settore idrico”

            Onorevoli colleghi! – Da diverso tempo si è purtroppo diffuso il verificarsi del fenomeno delle cosiddette “maxi-bollette” o “maxi-conguagli”: si tratta dei ben noti bollettini relativi alle utenze dell’energia elettrica, dell’acqua e del gas, in ragione delle quali i cittadini si vedono costretti a corrispondere sostanziosi conguagli. In molti casi, così come riportato anche da alcuni organi di informazione, i conguagli ricevuti dagli utenti non sono altro se non il frutto di anni di addebiti dovuti a conteggi di consumi meramente stimati, ma non effettivi. Ciò accade con particolare frequenza per il fatto che le aziende dei settori non tengono conto delle periodiche letture dei contatori, oppure in seguito ad errori di valutazione o, comunque, a causa di fatturazioni incongrue, certamente non imputabili agli utenti.

             Molti consumatori, non avendo gli strumenti idonei per difendersi e far valere i propri diritti o, più semplicemente, per non dover entrare nel complesso ed oneroso meccanismo per l’accertamento della verità per via amministrativa o giudiziaria, rischiano di trovarsi di fatto costretti a pagare somme importanti di alcune migliaia di euro, per evitare il distacco dell’energia elettrica. La crisi economica ha già colpito molto duramente tante famiglie italiane e il fenomeno delle “maxi-bollette” di conguaglio non fa altro che minare, ulteriormente, il contesto economico.

A fronte delle numerose segnalazioni e dei reclami ricevuti, anche da parte di diverse associazioni dei consumatori, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) in data 13 luglio 2015 ha dato notizia di aver avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti delle società per azioni Eni, Acea energia, Edison energia, Enel energia, Enel servizio elettrico. Tale indagine è volta ad accertare eventuali violazioni del codice del consumo in merito a varie condotte degli operatori: la fatturazione basata su consumi presunti, la mancata considerazione delle autoletture, la fatturazione a conguaglio di importi significativi, anche a seguito di conguagli pluriennali, la mancata registrazione dei pagamenti effettuati, con conseguente messa in mora dei clienti fino talvolta al distacco, nonché il mancato rimborso dei crediti maturati dai consumatori.

Sul fronte del servizio idrico, di recente l’Autorità si è già pronunciata su alcune pratiche scorrette messe in atto nella fornitura di acqua: lo scorso mese di gennaio l’Antitrust ha infatti stabilito una sanzione complessiva di oltre due milioni di euro verso Acea Ato 2, Gori (Gestione ottimale risorse idriche), CITL (Consorzio idrico Terra di Lavoro) e congiuntamente Publiservizi. Le imprese dovranno inoltre comunicare all’Antitrust le modifiche apportate per superare le criticità accertate nel corso delle istruttorie.

E’ stato infatti riconosciuto che non venivano fatte le letture periodiche dei contatori, non veniva rispettata la periodicità della fatturazione, si minacciava subito il distacco dell’utenza, e in più c’erano gravi carenze nella gestione dei reclami. Insomma: un vero e proprio abuso dei diritti riconosciuto ai consumatori. Nel corso delle indagini, si sono svolte anche ispezioni nelle sedi delle imprese interessate, con la collaborazione del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. In ogni istruttoria, ha spiegato l’Antitrust, sono emerse condotte contrarie al Codice del Consumo. Pratiche particolarmente pesanti nei confronti dei consumatori specialmente nell’accertamento e nella fatturazione dei consumi: “mancata effettuazione delle letture periodiche dei contatori; mancata acquisizione delle autoletture comunicate dagli utenti, con conseguente fatturazione sulla base di stime che a volte si sono rivelate errate o eccessivamente elevate ovvero con l’invio di fatture di conguaglio pluriennali di elevata entità; mancato rispetto della periodicità di fatturazione, con invio di bollette relative a consumi pluriennali di elevato importo; procedure che ponevano sui consumatori gran parte dell’onere di pagamento dell’acqua non consumata effettivamente, a causa di perdite occulte nell’impianto idrico. Una volta emesse fatture di questo genere – prosegue l’Antitrust – alla scadenza del termine per il pagamento i gestori hanno avviato immediatamente le procedure di morosità, minacciando il distacco dell’utenza”. Sono pratiche che hanno carattere aggressivo, prosegue l’Autorità, perché finiscono per condizionare il consumatore e spingono per ottenere il pagamento di importi non corrispondenti ai consumi oppure dovuti, ma con tempi e modi diversi. Tutto questo da parte di imprese che hanno “un’importante leva commerciale come la minaccia di interrompere il servizio”.

Tali sanzioni però, oltre a non salvaguardare pienamente gli utenti-consumatori dal rischio di una ricaduta sui costi dei servizi erogati dagli operatori multati, non implicano alcuna moratoria per i pagamenti delle fatture derivanti da pratiche giudicate scorrette dalla stessa Autorità, né tantomeno comportano specifici rimborsi per gli utenti che hanno pagato somme fatturate in virtù di condotte contrarie al Codice del consumo.   

Il 6 ottobre 2015 sono state approvate diverse mozioni sul tema “maxi-bollette”: alla mozione capostipite, a firma del proponente della presente atto e sottoscritta anche da rappresentati dei Gruppi Forza Italia, Lega nord, Area popolare, Fratelli d’Italia, Scelta civica e Democrazia solidale-Centro democratico), sono stati abbinati ulteriori testi depositati sul medesimo argomento dai Gruppi Movimento 5 Stelle, Sinistra italiana, Lega nord, Scelta civica e Partito democratico. A seguito della discussione, il governo ha assunto una serie di impegni precisi. L’esecutivo si è impegnato, per quanto di competenza, ad intervenire per assicurare, da parte degli operatori del settore una moratoria sulle maxi-bollette derivanti da conguagli superiori a due anni, finché le autorità non abbiano completato gli accertamenti circa eventuali violazioni del codice del consumo. Il governo ha assunto inoltre l’impegno, anche attraverso un intervento legislativo che stabilisca che in caso di condotta illegittima da parte dei gestori dei servizi, i consumatori coinvolti non siano obbligati al pagamento dei conguagli considerati errati o delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia già comunicato i dati sull’autolettura o questi siano stati “teleletti”, ovvero ricevano tempestivamente il rimborso delle somme eventualmente già versate, ma non dovute.

La presente proposta di legge si pone in linea con quanto già stabilito dalla stessa Autorità garante per la concorrenza ed il mercato e con quanto definito a livello comunitario in tema di pratiche scorrette messe in atto nella fornitura di servizi. La proposta, di un unico articolo, al comma 1, definisce come pratica commerciale contraria ai principi di buona fede, correttezza e lealtà di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c-bis), del decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206 (Codice del consumo), l’emissione di fatture per conguagli derivanti da ritardi pluriennali nella fatturazione, relativi ai contratti di fornitura di energia elettrica, gas e del servizio idrico.

Il Codice del consumo riconosce espressamente come fondamentale il diritto all’esercizio delle pratiche commerciali secondo principi di buona fede, correttezza e lealtà. Con il recepimento della Direttiva 2005/29/CE (D.Lgs. 23 ottobre 2007, n. 221) sulle pratiche commerciali sleali si è infatti provveduto ad introdurre nel nostro ordinamento una nuova disciplina di applicazione intersettoriale volta a coprire, con un decalogo di divieti specifici, tutta una serie di condotte “commerciali” degli operatori, tanto diffuse quanto – alla luce della nuove normativa – scorrette. La collocazione sistematica delle norme di recepimento – nelle disposizioni che vanno dall’art. 18 al 27 del Codice del Consumo – denota chiaramente quella che è l’intenzione del legislatore, ossia l’introduzione di una serie di indicazioni di carattere generale che possano trovare applicazione con riferimento all’intero atto di consumo nel suo aspetto dinamico: a) nella fase del primo contatto commerciale; b) in quella della comunicazione commerciale; c) in quella propriamente negoziale (che coinvolge anche la fase della trattativa precontrattuale); d) nella fase dell’esecuzione del contratto.

E’ evidente quindi come l’emissione di maxi-bollette per somme a conguaglio derivante da ritardo pluriennale nella fatturazione costituisca nei fatti una pratica commerciale contraria ai principi sopra richiamati nella fase di esecuzione del contratto, in particolare perché presuppone un ritardo che non può essere in alcun modo attribuito al consumatore, ma solo all’operatore che, in quel caso, non può venire meno al proprio dovere di correttezza facendo ricadere sull’utente la gravosità di un onere derivante da un proprio errore. L’obbligo di correttezza e buona fede si concretizza infatti nell’obbligo per ciascun operatore di proteggere i consumatori da comportamenti scorretti, nel senso di sleali, ma anche negligenti.

Al comma 2 si stabilisce che nei contratti di cui al comma 1, l’inserimento nella fattura dell’intimazione di pagamento immediato della somma a conguaglio con minaccia del distacco dell’utenza, costituisce pratica commerciale aggressiva, secondo quanto previsto dagli articoli 24, 25, comma 1, lettera c) e 26, comma 1,  lettera f), del codice del consumo, di cui al decreto legislativo del 6 settembre 2005 n. 206.

Il comma 3 stabilisce che in caso di emissione di fatture relative a conguagli pluriennali, i consumatori hanno diritto alla sospensione del pagamento di detti conguagli fino a che non sia verificata la conformità del comportamento degli operatori a quanto previsto dal codice di cui al decreto legislativo del 6 settembre 2005 n. 206.

 Il comma 4 chiarisce che nel caso in cui le autorità competenti ravvisino comportamenti illegittimi da parte dei gestori dei servizi, gli utenti coinvolti non sono obbligati al pagamento delle fatture. In ogni caso, gli utenti non sono obbligati al pagamento delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia già comunicato i dati sull’autolettura o per le quali i dati siano acquisiti mediante telettura. 

Al comma 5 è previsto che comunque, all’esito della verifica di cui al comma 3,  l’utente ottenga entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di conguaglio e non espressamente consentiti dall’utente stesso al momento della stipula del contratto, ai sensi dell’articolo 65 del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.

 Al comma 6 si prevede altresì che, relativamente alle somme richieste a titolo di conguaglio ed espressamente consentite dall’utente al momento della stipula del contratto, non decorrono in nessun caso interessi a carico dell’utente finale e l’utente può sempre richiedere di procedere al pagamento rateale del conguaglio, espressamente consentito in sede di stipula del contratto (comma 7).

Il comma 8 stabilisce infine che spetta all’Autorità per l’energia elettrica, il gas il compito di definire adeguate misure a tutela dei consumatori per determinare le forme attraverso le quali i distributori garantiscono l’accertamento e l’acquisizione dei dati di consumo reali.

Proposta di legge

Articolo 1

(Fatturazioni a conguaglio per utenze di energia elettrica, gas, acqua)

Nei contratti di fornitura di energia elettrica, gas e del servizio idrico, l’emissione di fatture per somme a conguaglio derivante da ritardo superiore a due anni nella fatturazione costituisce pratica commerciale contraria ai principi di buona fede, correttezza e lealtà di cui all’articolo 2, comma 2, lettera c-bis), del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206.

  1. Nei contratti di cui al comma 1 del presente articolo, l’inserimento nella fattura per somme a conguaglio derivante da ritardo superiore a due anni dell’intimazione di pagamento immediato con minaccia del distacco dell’utenza, costituisce pratica commerciale aggressiva ai sensi degli articoli 24, 25, comma 1, lettera c) e 26, comma 1,  lettera f), del codice di cui al decreto legislativo del 6 settembre 2005 n. 206.
  2. Nei casi di emissione di fatture relative a conguagli superiori a due anni di somme derivanti da ritardi nella fatturazione dei consumi idrici, di energia elettrica e gas, nel caso in cui le autorità competenti abbiano avviato gli accertamenti circa eventuali violazioni del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206, gli utenti hanno diritto alla sospensione del pagamento dei conguagli fino a che non sia verificata la legittimità del comportamento degli operatori.
  3. 4.      Nel caso in cui le autorità competenti ravvisino comportamenti illegittimi da parte dei gestori dei servizi, gli utenti coinvolti non sono obbligati al pagamento delle fatture. In ogni caso, gli utenti non sono obbligati al pagamento delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia già comunicato i dati sull’autolettura o per le quali i dati siano acquisiti mediante telettura. 
  4. È in ogni caso diritto dell’utente finale, anche in regime di mercato libero, all’esito della verifica di cui al comma 3, ottenere entro tre mesi il rimborso dei pagamenti effettuati a titolo di conguaglio non espressamente consentiti dall’utente in sede di stipula del contratto ai sensi dell’articolo 65 del codice di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.
  5. Sulle somme richieste a titolo di conguaglio espressamente consentite dall’utente in sede di stipula del contratto, non decorrono in nessun caso interessi a carico dell’utente finale.
  6. L’utente può sempre chiedere di procedere al pagamento rateale del conguaglio espressamente consentito in sede di stipula del contratto.
  7. L’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico definisce, con propria delibera, adeguate misure a tutela dei consumatori per determinare le forme attraverso le quali i distributori garantiscono l’accertamento e l’acquisizione dei dati di consumo reali.

    Articolo 2

    (Disposizioni transitorie)

     

  8. 1.      Le disposizioni di cui all’articolo 1 della presente legge si applicano anche ai procedimenti e agli accertamenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge.
    1. 2.      Con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i termini e le modalità per la sospensione dei pagamenti e per i rimborsi di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 1, relativi a fatture emesse dal 1° gennaio 2016.  

Approvata la mia mozione contro gli abusi dei comuni su multe e autovelox

Giovedì 28 gennaio 2016 alla Camera de Deputati è stata approvata la mozione, di cui sono primo firmatario, contro gli abusi dei comuni che utilizzano gli autovelox per fare cassa.
Finalmente molti comuni dovranno smetterla di fare cassa con le multe degli autovelox e reinvestire, come prevede il codice della strada, la loro quota di proventi nella stessa sicurezza stradale, a partire dalla manutenzione delle strade. Se il cittadino non rispetta il codice della strada riceve sanzioni; con l’approvazione di questa mozione si stabilisce il principio per cui anche i comuni che non rispettino il codice della strada debbano essere sanzionati.
Un grazie ai deputati di tutti i gruppi, a partire da Forza Italia, che hanno sottoscritto il testo, e a quelli che l’hanno votato.

Ecco il testo della mozione approvata:

MOZIONE 1-01085
La Camera,
premesso che:
l’uso degli autovelox per accertare il superamento dei limiti di velocità è diventato per alcuni enti locali, di fatto, uno strumento per garantirsi entrate supplementari con destinazioni non conformi alle previsioni di legge, essendo tali apparecchiature assai di frequente utilizzate dai comuni, non tanto a scopo preventivo o dissuasivo, quanto al puro scopo di multare il maggior numero di automobilisti ed aumentare in questo modo le entrate derivanti dalle sanzioni in favore dei bilanci degli enti;
i limiti di velocità su diversi tratti stradali sono spesso discutibili e altalenanti, e la collocazione degli impianti di rilevazione automatica risulta talvolta arbitraria, se non, in qualche caso, persino pericolosa, poiché induce gli automobilisti a bruschi rallentamenti della velocità;
la Corte costituzionale (sentenza n. 113 del 2015) ha stabilito che gli strumenti tecnici di misurazione elettronica sono di dubbia funzionalità se non sono sottoposti a manutenzione e a verifiche periodiche e che «fenomeni di obsolescenza e deterioramento possono pregiudicare non solo l’affidabilità delle apparecchiature, ma anche la fede pubblica che si ripone in un settore di significativa rilevanza sociale, quale quello della sicurezza stradale»;
a molte cattive prassi si contrappongono alcuni comportamenti di segno opposto, come quello messo in atto dal sindaco di Padova, che ha annullato decine di migliaia di sanzioni, provenienti da autovelox, ritenendo prima necessario procedere a una verifica della regolarità degli impianti;
molti comuni, poi, per evitare il contraccolpo di impopolarità prodotto da queste condotte sulla popolazione residente, installano gli apparecchi di rilevazione automatica principalmente sui tratti delle strade statali che attraversano il loro territorio di competenza, in modo da poter colpire il maggior numero possibile di automobilisti di passaggio
secondo il codice della strada i comuni stessi dovrebbero inviare ogni anno una relazione telematica al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Ministero dell’interno su quanto incassano con queste multe e destinare una quota del 50 per cento di queste entrate, provenienti da sanzioni comminate attraverso l’utilizzo degli autovelox, «alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, ivi comprese la segnaletica e le barriere, e dei relativi impianti, nonché al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, ivi comprese le spese relative al personale, nel rispetto della normativa vigente relativa al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego e al patto di stabilità interno», come recita l’articolo 142 del codice della strada;
entrambi i suddetti obblighi restano disattesi nella stragrande maggioranza dei casi e tale comportamento, come di recente ha sottolineato l’Aci, distrae una fondamentale quantità di risorse a voci come la manutenzione delle infrastrutture stradali o i controlli di sicurezza;
attualmente non esistono sanzioni da poter applicare ai comuni che non rispettino queste previsioni normative,
impegna il Governo
ad adottare ogni iniziativa utile a mettere fine agli episodi di utilizzazione impropria degli apparecchi o sistemi di rilevamento della velocità attraverso l’utilizzazione di dispositivi o di mezzi tecnici di controllo a distanza, di cui all’art. 142, comma 12-bis, del Codice della strada, nell’inosservanza – peraltro – dell’obbligo di utilizzazione delle risorse per manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, posto dal comma 12-ter dello stesso articolo ed a proporre al Parlamento, nel primo provvedimento utile, modifiche normative atte disciplinare il meccanismo sanzionatorio attualmente previsto nell’articolo 142, comma 12-quater, ultimo periodo, sì da superare le difficoltà oggettive rappresentate dall’impossibilità di “intercettare” i predetti proventi – direttamente introitati dagli enti stessi, anche se inadempienti – per decurtarli della percentuale prevista a titolo di sanzione per l’inosservanza dei predetti obblighi. A tal fine potrà essere valutato di prevedere che le risorse in parola siano introitate direttamente su apposito capitolo del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per essere riassegnate agli enti aventi diritto per la realizzazione di specifici piani di intervento conformi alle finalità di legge nonché di sostituire il predetto meccanismo sanzionatorio con sanzioni amministrative pecuniarie adeguate;
a valutare l’opportunità di coinvolgere, nella predetta proposta, gli uffici territoriali del MEF, quali ulteriori soggetti riceventi la relazione telematica e competenti ad irrogare le sanzioni;
di presentare al Parlamento, entro il 30 settembre 2016, un report sullo stato di attuazione delle disposizioni di cui all’art. 142, commi da 11-bis ad 11-quater, che, in particolare, indichi quali e quanti enti locali sono stati inadempienti rispetto agli obblighi di legge in esame.
«Baldelli, Garofalo, Catalano, Attaguile, Fauttilli, Rampelli, Palese, Abrignani, Biasotti, Occhiuto, Alberto Giorgetti, Polverini, Squeri, Nizzi».

Clicca qui per vedere il mio intervento in dichiarazione di voto finale.

Interrogazione in Commissione in difesa dei consumatori

Ecco il testo della mia interrogazione in Commissione in difesa dei cittadini consumatori.

Interrogazione a risposta in commissione 5-06741

BALDELLI e SANDRA SAVINO. — Al Ministro dell’economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
Equitalia è una società a partecipazione pubblica (51 per cento attribuito all’Agenzia delle entrate ed il 49 per cento all’INPS) che, con decreto-legge n. 203 del 2005, convertito con modificazioni dalla legge n. 248 del 2005, è incaricata della riscossione dei tributi su tutto il territorio nazionale, ad eccezione della Sicilia;
Acea (azienda comunale energia e ambiente di Roma) è una multiservizi romana attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente, di cui il comune di Roma detiene il 51 per cento delle quote azionarie;
Acea Ato 2 è la società operativa del gruppo Acea che gestisce il servizio idrico integrato nell’ambito territoriale ottimale 2 (ATO 2) – Lazio centrale (Roma e altri 111 comuni del Lazio). L’ATO2, con un’estensione territoriale superiore a 5.000 chilometri quadrati, fornisce il servizio idrico integrato a circa 3.600.000 abitanti;
il 5 dicembre 2014, Equitalia ha vinto la gara d’appalto indetta da Acea per recuperare il proprio credito dagli utenti morosi. Nel mese di gennaio 2015, l’accordo ha iniziato a produrre i suoi effetti, tanto che gli utenti che si trovavano in uno stato di morosità nei confronti di Acea si sono visti interrompere le proprie utenze anche per ritardi di pagamenti di piccole entità;
successivamente, l’associazione dei consumatori italiani (CODICI) ha presentato ricorso al Tar impugnando il bando di gara indetto dal gestore del servizio idrico integrato (SII) per l’affidamento del servizio di riscossione delle fatture e morosità con iscrizione a ruolo e ingiunzione fiscale. Lo stesso giorno in cui il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha inviato la comunicazione dell’udienza pubblica di discussione del ricorso, Equitalia ha rimesso ad Acea la riscossione delle bollette Acea Ato 2;
la Corte di cassazione, con ordinanza del 5 maggio 2011, ha chiarito che per emettere cartelle esattoriali non è sufficiente la semplice fattura idrica, ma serve un atto idoneo a costituire titolo esecutivo, come il decreto ingiuntivo. Pertanto, la società Equitalia, costituita per riscuotere i tributi pubblici e non i corrispettivi dei privati non può essere competente alla riscossione coattiva dei crediti vantati dalla società Acea Ato2, poiché il canone idrico non è un tributo;
il Ministro interrogato, con decreto del 16 settembre 2015 (Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre 2015) ha autorizzato la riscossione coattiva mediante ruolo dei crediti vantati dalla Società Acea Ato 2 – Gruppo Acea s.p.a., partecipata da Roma Capitale, nei confronti degli utenti del servizio idrico integrato;
nel 2014, secondo dati dell’Istat, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7 per cento di quelle residenti) versa in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8 per cento della popolazione residente);
la stessa Equitalia, nel 2014, ha comunicato che circa 1 milione e 850 mila italiani hanno difficoltà a pagare le tasse arretrate o a saldare i conti con gli enti che affidano ad Equitalia la riscossione di quanto dovuto, tanto che la rateizzazione si conferma lo strumento più utilizzato dai contribuenti per pagare le cartelle;
alla luce dei dati riportati, il decreto adottato dal Ministero dell’economia e delle finanze mostra tutta la sua inadeguatezza sia in relazione alla vicenda già verificatasi in precedenza, sia a fronte della grave crisi economica che affligge numerose famiglie italiane –:
se il Ministro interrogato intenda fornire dati certi relativi all’ammontare dei crediti vantati dalla società Acea Ato 2 – Gruppo Acea s.p.a., e se, alla luce di quanto riportato in premessa, e consapevole delle conseguenze disastrose che l’intervento di Equitalia potrebbe avere sulle famiglie soggette a riscossione, non intenda rivedere l’autorizzazione prevista dal decreto del 16 settembre 2015 circa la riscossione coattiva mediante ruolo dei crediti vantati dalla società Acea Ato 2 – Gruppo Acea s.p.a., considerato che l’obiettivo principale della società in questione dovrebbe essere quello di fornire servizi pubblici essenziali a tutti i cittadini. (5-06741)

La risposta del sottosegretario DEL BASSO DECARO.

Con il documento in esame, gli Onorevoli interroganti pongono alcuni quesiti connessi all’autorizzazione rilasciata con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 16 settembre 2015 nei confronti della società Acea Ato 2 – Gruppo Acea s.p.a. per la riscossione coattiva mediante ruolo dei crediti vantati dalla predetta società nei confronti degli utenti del servizio idrico integrato.
Ritengono gli interroganti che l’intervento della società Equitalia per riscuotere i crediti dell’Acea potrebbe avere gravi conseguenze economico-sociali sulle famiglie soggette a riscossione. Gli interroganti chiedono di conoscere i dati relativi all’ammontare dei crediti vantati dalla Società Acea Ato 2 – Gruppo Acea Spa, e se alla luce delle paventate conseguenze economico-sociali, non si intenda rivedere l’autorizzazione prevista dal decreto del 16 settembre 2015.
Al riguardo, sentiti gli Uffici dell’Amministrazione finanziaria, si ritiene preliminarmente opportuno richiamare il quadro normativo di riferimento. Con la riforma operata con il decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, la riscossione coattiva a mezzo ruolo è stata estesa anche alle entrate patrimoniali e non tributarie delle amministrazioni pubbliche ed il ruolo è venuto pertanto a costituire il mezzo privilegiato per la riscossione delle entrate di tutti i soggetti pubblici, ad esclusione degli enti pubblici economici. L’articolo 17 del citato decreto legislativo n. 46 del 1999 dispone, infatti, al comma 1, l’estensione della riscossione tramite ruolo nel senso sopra descritto e, al comma 2, prevede la riscossione coattiva mediante ruolo affidato ai concessionari (ora agenti della riscossione) delle entrate degli enti pubblici territoriali, «nonché quella della tariffa di cui all’articolo 156 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152». Tale espresso riferimento alla tariffa idrica «di cui all’articolo 156 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152» deriva da una modifica del predetto articolo 17, comma 2, apportata dall’articolo 2, comma 11, del decreto-legge n. 262 del 2006, convertito dalla legge n. 286 del 2006. Dalla lettura della norma emerge, pertanto, una espressa attenzione del Legislatore alla riscossione con ruolo della tariffa idrica. Il successivo comma 3-bis del medesimo articolo 17 dispone che il Ministro dell’economia e delle finanze può autorizzare la riscossione coattiva mediante ruolo di specifiche tipologie di crediti delle società per azioni a partecipazione pubblica, previa valutazione della rilevanza pubblica di tali crediti. Il comma 3-ter stabilisce, ulteriormente, che in caso di emanazione dell’autorizzazione di cui al comma 3-bis, la società interessata procede all’iscrizione a ruolo dopo aver emesso, vidimato e reso esecutiva un’ingiunzione conforme all’articolo 2, primo comma, del R.D. n. 639 del 1910.
Invero, mentre per i crediti delle società a partecipazione pubblica è rimessa alla valutazione del Ministro la sussistenza della «rilevanza pubblica» del credito – tale da legittimare l’autorizzazione alla riscossione coattiva a mezzo ruolo di cui al citato comma 3-bis – nel caso della tariffa idrica, Pag. 141tale valutazione sembra già effettuata a monte dal Legislatore nel momento in cui ha equiparato la stessa alla riscossione delle entrate degli enti territoriali. Tuttavia, come accennato nell’interrogazione in esame, la Corte di Cassazione, con le pronunce n. 14628/2011 e n. 17628/2011, ha espresso il proprio orientamento secondo cui la tariffa in questione, essendo un corrispettivo, deve essere riscossa coattivamente come le entrate di diritto privato degli enti pubblici territoriali – e quindi con un ruolo che sia preceduto da un titolo esecutivo. In particolare, rileva la Corte, che «per gli effetti di cui al decreto legislativo n. 46 del 1999 articoli 17 e 21, salvo che ricorrano i presupposti di cui all’articolo 17, commi 3-bis e 3-ter, per l’iscrizione a ruolo della tariffa del servizio idrico integrato, di cui al decreto legislativo n. 152 del 2006, articolo 156 che costituisce un’entrata di diritto privato, è necessario che la stessa tariffa risulti da titolo avente efficacia esecutiva.». Sulla base di quanto sopra, a fronte delle richieste di autorizzazione alla riscossione coattiva a mezzo ruolo presentate da società a partecipazione pubblica che gestiscono il servizio idrico integrato, si è ritenuto di dover procedere all’emanazione del decreto autorizzatorio, ove sussistano i necessari requisiti. Sotto il profilo della rilevanza pubblica dei crediti vantati dalle società partecipate, appare utile rammentare che la giurisprudenza amministrativa ha avuto modo di osservare che tale rilevanza «può essere riferita all’interesse della collettività che, ad esempio, usufruisce del servizio, quindi in relazione alla maggiore efficienza dello stesso. Ma può essere riferita, altresì, all’interesse della società alla immediata riscossione delle proprie entrate».
Nel caso delle società che svolgono il servizio idrico integrato, risulta evidente che il mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario consente, presumibilmente, di assicurare nel tempo la sostenibilità e la qualità del servizio pubblico fornito, ravvisando dunque la necessità di garantire alle stesse la possibilità di riscuotere le tariffe rimaste inevase nel modo più celere ed efficace.
Nello specifico, così come riferito dall’Agenzia delle entrate, il decreto di autorizzazione in favore della società Acea Ato 2 S.p.A. è stato emanato a seguito di un’attenta istruttoria finalizzata al riscontro dei requisiti richiesti dalla legge. È stata, pertanto, verificata la sussistenza del requisito soggettivo previsto dalla legge: si tratta infatti, di una società a partecipazione pubblica, essendo la società Acea Ato 2 partecipata da Acea S.p.A., il cui socio di maggioranza è Roma Capitale. Essendo una società a partecipazione pubblica deve vigilare sul mancato pagamento da parte degli utenti morosi in quanto ciò rischia di compromettere l’equilibrio economico-finanziario dell’azienda e, quindi, in ultima analisi, di pregiudicare la sostenibilità e la qualità delle risorse idriche gestite.
In ordine alla richiesta dell’interrogante di conoscere «i dati certi relativi all’ammontare dei crediti vantati dalla società Acea Ato 2 s.p.a.», si fa presente che, allo stato, Acea Ato 2, non ha consegnato ancora alcun ruolo ad Equitalia S.p.A., di conseguenza non è possibile fornire dati circa l’ammontare dei crediti vantati.
Per quanto attiene le manifestate preoccupazioni circa le difficoltà di molte famiglie ad assolvere i propri adempimenti tributari, si fa presente che sono molteplici le misure a tutela dei debitori introdotte negli ultimi anni nell’ambito della riscossione tramite ruolo tra cui a titolo di esempio:
le facilitazioni in materia di rateazione (articolo 19 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973);
l’impignorabilità dell’unico immobile di proprietà del debitore adibito ad abitazione (articolo 76 comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973);
l’impossibilità di disporre il fermo sui beni mobili strumentali all’attività d’impresa o
professionale (articolo 86, comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973) e altro.

Il resoconto sommario della mia replica.
Simone BALDELLI (FI-PdL), nel ringraziare anzitutto il sottosegretario per l’articolato intervento, lamenta la mancata risposta al quesito relativo al reale ammontare dei crediti vantanti dalla società Acea Ato 2 – Gruppo Acea s.p.a. Pur riconoscendo che esistono cautele in ordine all’impignorabilità, al sequestro, fa notare la gravità del provvedimento del Governo che introduce una misura sproporzionata, considerato che essa rischia di colpire in egual misura morosità di natura diversa, quale potrebbe essere quella delle fasce più disagiate economicamente. Invita poi a valutare il rischio di contenziosi considerato che la tariffa non è titolo esecutivo per l’iscrizione al ruolo, essendo necessario il decreto ingiuntivo. In conclusione, nel sottolineare che decisioni come quelle assunte dal Governo sulla riscossione coattiva dei crediti vantati da Acea Ato 2 non dovrebbero avere ripercussioni proprio sulle fasce più deboli della popolazione, fa notare come in tal senso andrebbe auspicato un intervento degli enti locali.

Baldelli, a novembre moratoria su maxibollette energia e gas

Baldelli, a novembre moratoria su maxibollette energia e gas

(ANSA) – ROMA, 29 OTT – “Grazie alla nostra iniziativa politica in difesa dei consumatori il governo entro meta’ novembre chiedera’ la moratoria delle maxibollette alle aziende di energia e gas”. A darne notizia e’ Simone Baldelli, vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, con un post su Facebook nel quale pubblica inoltre la risposta del governo, rappresentato dal sottosegretario Giacomelli, ad una interrogazione di Forza Italia, discussa questa mattina durante un question time in Commissione Attivita’ produttive a Montecitorio. “In merito alle iniziative intraprese dopo l’approvazione da parte della Camera delle mozioni riguardanti  la tutela dei diritti dei consumatori nei confronti del mercato dell’energia e del gas – ha detto Giacomelli, riferisce Baldelli – faccio presente che, su esplicita richiesta del sottosegretario  Vicari, i competenti uffici del Ministero dello Sviluppo economico, si sono attivati per convocare un tavolo di confronto con gli operatori del settore elettrico e del gas, nonche’ con l’Autorita’ per l’Energia Elettrica, il Gas e i Servizi Idrici, da tenersi entro la prima meta’ del mese di novembre”. “Il primo tema trattato sara’  quello della richiesta politica di una moratoria in linea con l’impegno assunto dal governo. Il Ministero riferira’ al Parlamento sugli esiti del tavolo tecnico provvedendo a dare puntuali informazioni anche in merito alla richiesta di moratoria sulle maxibollette, derivanti da conguagli superiori a due anni”. “Il nostro lavoro sta dando i suoi frutti”, ha sottolineato Baldelli che si e’ detto soddisfatto della risposta, e rivolgendosi al governo ha affermato: “Fate presto! Ci sono utenti che hanno bisogno di risposte certe e in tempi brevi. Noi continueremo a seguire da vicino e con grande attenzione questa vicenda”. (ANSA).

Mozione in difesa dei consumatori

Ecco il testo integrale della mozione approvata alla Camera di cui sono primo firmatario e il video dell’intervento fatto in dichiarazione di voto finale nell’ Aula della Camera: https://www.youtube.com/watch?v=K2tJJdsdKR8

Mozione 1-00967 presentato da BALDELLI Simone testo di Martedì 6 ottobre 2015, seduta n. 496

La Camera,

premesso che:

molti cittadini hanno ricevuto «maxi-bollette» di luce e gas per pagare sostanziosi conguagli che, in molti casi, così come riportato anche da alcuni organi di informazione, sono stati il frutto di anni di addebiti dovuti a conteggi di consumi stimati, ma non effettivi, poiché spesso vengono ignorate le letture dei contatori, ad errori di valutazione o, comunque, a fatturazioni incongrue certamente non imputabili agli utenti;

molti consumatori, non avendo strumenti idonei per difendersi e far valere i propri diritti o, più semplicemente, per non entrare nel complesso ed oneroso meccanismo per l’accertamento della verità per via amministrativa o giudiziaria, rischiano di trovarsi di fatto costretti a pagare cifre importanti di alcune migliaia di euro, per evitare il distacco dell’energia elettrica;

a fronte di numerosi reclami e segnalazioni ricevuti anche da parte diverse associazioni dei consumatori, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 13 luglio 2015 ha dato notizia di aver avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti delle società per azioni Eni, Acea energia, Edison energia, Enel energia, Enel servizio elettrico;

tale indagine è volta ad accertare eventuali violazioni del codice del consumo in merito a varie condotte degli operatori: la fatturazione basata su consumi presunti, la mancata considerazione delle autoletture, la fatturazione a conguaglio di importi significativi, anche a seguito di conguagli pluriennali, la mancata registrazione dei pagamenti effettuati, con conseguente messa in mora dei clienti fino talvolta al distacco, nonché il mancato rimborso dei crediti maturati dai consumatori;
la crisi economica ha già colpito duramente tante famiglie italiane e queste «maxi-bollette» di conguaglio non fanno altro che peggiorarne la situazione finanziaria,

impegna il Governo:

ad intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, affinché venga assicurato dagli operatori del settore una moratoria sulle recenti maxi-bollette derivanti da conguagli superiori a due anni, finché le autorità non abbiano completato gli accertamenti circa eventuali violazioni del codice del consumo; 

ad intervenire, per quanto di competenza, anche eventualmente a livello legislativo, stabilendo che, nel caso in cui le autorità competenti ravvisino comportamenti illegittimi da parte dei gestori dei servizi, i consumatori coinvolti non siano obbligati al pagamento dei conguagli considerati errati o delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia già comunicato i dati sull’autolettura o questi siano stati teleletti, ovvero ricevano tempestivamente il rimborso delle somme eventualmente già versate ma non dovute;

ad assumere iniziative per rafforzare il principio secondo cui la fatturazione deve avvenire sulla base del consumo effettivo almeno con cadenza annuale anche inasprendo le sanzioni in caso di violazione del principio per cui nessun utente-consumatore può essere chiamato a sostenere spese per conguagli concernenti consumi presunti anteriori ai due anni la data di fatturazione.

«Baldelli, Bernardo, Matarrese, Allasia, Gigli, Rampelli, Rizzetto, Abrignani, Polverini, Alli, Saltamartini».

Energia:Baldelli (FI),oggi Camera a favore consumatori

E’ stata approvata oggi, martedì 6 ottobre 2015, alla Camera dei Deputati, la mia mozione a favore dei consumatori sulle cosiddette maxi-bollette di gas e luce

Energia:Baldelli (FI),oggi Camera a favore consumatori

(ANSA) – ROMA, 6 OTT – “Oggi la Camera ha scritto una bellissima pagina a favore dei diritti dei cittadini consumatori grazie alla mozione di Forza Italia sulle cosiddette maxi-bollette di energia-acqua-gas, sottoscritta anche da altri gruppi, e alle altre mozioni che si sono aggiunte sullo stesso tema, approvate anch’esse in un clima di collaborazione che si e’ creato tra le diverse forze politiche ed il governo, rappresentato dal sottosegretario al Mise Simona Vicari. Lo afferma Simone Baldelli di Forza Italia.   ”Con un voto unanime – prosegue – l’assemblea di Montecitorio ha approvato questi tre impegni per il governo: 1. ad intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, affinche’ venga assicurato dagli operatori del settore una moratoria sulle recenti maxi-bollette derivanti da conguagli superiori a due anni, finche’ le autorita’ non abbiano completato gli accertamenti circa eventuali violazioni del codice del consumo;  2. ad intervenire, per quanto di competenza, anche eventualmente a livello legislativo, stabilendo che, nel caso in cui le autorita’ competenti ravvisino comportamenti illegittimi da parte dei gestori dei servizi, i consumatori coinvolti non siano obbligati al pagamento dei conguagli considerati errati o delle fatture basate su consumi stimati per le quali il cliente abbia gia’ comunicato i dati sull’autolettura o questi siano stati teleletti, ovvero ricevano tempestivamente il rimborso delle somme eventualmente gia’ versate ma non dovute;  3. ad assumere iniziative per rafforzare il principio secondo cui la fatturazione deve avvenire sulla base del consumo effettivo almeno con cadenza annuale anche inasprendo le sanzioni in caso di violazione del principio per cui nessun utente-consumatore puo’ essere chiamato a sostenere spese per conguagli concernenti consumi presunti anteriori ai due anni la data di fatturazione. Esprimo, anche a nome del mio gruppo, grande soddisfazione per un risultato cosi’ importante, e speriamo che presto il governo sappia tradurre in fatti concreti e in norme gli impegni che oggi sono stati approvati dal voto unanime dell’assemblea”.   (ANSA).

 

Bollette: Baldelli (Fi), restituire importi maxi-conguagli

(ANSA) – ROMA, 14 SET – Simone Baldelli (Fi), vicepresidente della Camera, oggi in Aula ha illustrato la mozione concernente iniziative per la tutela dei diritti dei consumatori nei confronti degli operatori del mercato dell’energia elettrica e del gas. “Quello delle maxibollette – ha detto – e’ un problema che esiste e che interviene in maniera importante nel bilancio di tante famiglie italiane. La questione e’ stata oggetto di un attento esame da parte dell’Authority e di indagini della GdF. Spesso infatti la fatturazione delle bollette e’ basata su consumi presunti e sulla mancata considerazione dell’autolettura. Spesso si mandano conguagli di migliaia di euro, risalenti ad anni prima, per pagamenti arretrati non essendo il cliente moroso, ma spesso e’ il gestore che ha sbagliato. E’ una prepotenza delle societa’ energetiche verso l’utente che non ha strumenti per difendersi, che si trova a dover dimostrare consumi che non sono nella sua disponibilita’”. “Abbiamo una grande occasione per cambiare le cose – ha proseguito Baldelli – il disegno di legge sulla concorrenza che arrivera’ alla Camera a breve. Chiediamo innanzitutto una moratoria, in quanto non possiamo chiedere ai cittadini di pagare per comportamenti scorretti delle societa’ di luce e gas. Inoltre serve un tetto ai conguagli: mettiamo un limite di due anni in modo da abbassare l’importo degli stessi. E’ incivile che si possa ricevere una richiesta di conguaglio risalente a cinque anni indietro. Inoltre si deve prevedere la restituzione degli importi pagati indebitamente qualora sia rilevata una scorrettezza da parte degli operatori. Il fenomeno va prevenuto”, ha detto Baldelli, augurandosi che “il Governo agisca il prima possibile”.(ANSA).

Mozione a tutela dei consumatori

Lunedì 14 settembre in Aula alla Camera si è tenuta la discussione generale sulla mozione che ho presentato a tutela dei consumatori nei confronti degli operatori del mercato dell’energia elettrica e del gas. Ecco il testo integrale:

Mozione 1-00967 presentato da BALDELLI Simone
testo di Venerdì 31 luglio 2015, seduta n. 473
La Camera, premesso che:
molti cittadini hanno ricevuto «maxi-bollette» di luce e gas per pagare sostanziosi conguagli che, in molti casi, così come riportato anche da alcuni organi di informazione, sono stati il frutto di anni di addebiti dovuti a conteggi di consumi stimati, ma non effettivi, poiché spesso vengono ignorate le letture dei contatori, ad errori di valutazione o, comunque, a fatturazioni incongrue certamente non imputabili agli utenti;
molti consumatori, non avendo strumenti idonei per difendersi e far valere i propri diritti o, più semplicemente, per non entrare nel complesso ed oneroso meccanismo per l’accertamento della verità per via amministrativa o giudiziaria, rischiano di trovarsi di fatto costretti a pagare cifre importanti di alcune migliaia di euro, per evitare il distacco dell’energia elettrica;
a fronte di numerosi reclami e segnalazioni ricevuti anche da parte diverse associazioni dei consumatori, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 13 luglio 2015 ha dato notizia di aver avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti delle società per azioni Eni, Acea Energia, Edison Energia, Enel Energia, Enel Servizio Elettrico;
tale indagine è volta ad accertare eventuali violazioni del codice del consumo in merito a varie condotte degli operatori: la fatturazione basata su consumi presunti, la mancata considerazione delle autoletture, la fatturazione a conguaglio di importi significativi, anche a seguito di conguagli pluriennali, la mancata registrazione dei pagamenti effettuati, con conseguente messa in mora dei clienti fino talvolta al distacco, nonché il mancato rimborso dei crediti maturati dai consumatori;
la crisi economica ha già colpito duramente tante famiglie italiane e queste maxi-bollette di conguaglio non fanno altro che peggiorarne la situazione finanziaria,
impegna il Governo:
ad intervenire a livello legislativo varando al più presto una moratoria su queste «maxi-bollette» in modo da bloccare quanto prima i pagamenti di questi importi, fino a quando le autorità competenti non abbiano completato le verifiche sulla condotta dei suddetti operatori in merito alle eventuali violazioni del codice del consumo;
ad intervenire a livello legislativo stabilendo che, nel caso in cui le autorità competenti ravvisassero comportamenti scorretti da parte dei gestori dei servizi, i cittadini interessati non siano tenuti a pagare queste bollette di conguagli per gli anni passati e che gli stessi gestori siano obbligati a rimborsare tempestivamente gli utenti, nel caso in cui questi ultimi avessero già versato, interamente o in parte, gli interi o i parziali importi indebitamente richiesti attraverso questo tipo di fatturazioni illegittime;
ad assumere iniziative per stabilire a livello legislativo il principio per cui nessun utente-consumatore può essere chiamato a sostenere spese per conguagli concernenti consumi presunti anteriori ai due anni precedenti la data di fatturazione.
(1-00967) «Baldelli, Bernardo, Matarrese, Allasia, Gigli, Rampelli, Rizzetto, Abrignani, Polverini, Alli, Saltamartini».

Energia: da Baldelli mozione condivisa stop maxibollette

(ANSA) – ROMA, 3 AGO - Una mozione per lo stop alle maxibollette dei conguagli di luce e gas “che stanno mettendo in crisi i bilanci di molte famiglie italiane” E’ questo il senso del testo depositato a prima firma del vicepresidente della Camera, Simone Baldelli e sottoscritta anche dal vicepresidente della Commissione attività produttive, Ignazio Abrignani, dalla vicepresidente della Commissione lavoro, Renata Polverini, e da diversi esponenti di diverse forze politiche presenti in Parlamento: Area Popolare (Bernardo, Alli), Scelta Civica (Matarrese), Lega Nord (Allasia, Saltamartini), Per l’Italia (Gigli), Fratelli d’Italia (Rampelli) e Alternativa Libera (Rizzetto). Il testo del documento di indirizzo – si legge nella nota – che richiama l’indagine avviata di recente dall’Autorità per la concorrenza ed il mercato e dalla Guardia di Finanza sulle presunte violazioni del codice del consumo ad opera di diverse aziende che operano nel settore dell’energia e del gas, impegna il Governo ad intervenire a livello legislativo su tre punti: 1.varando al più presto una moratoria su queste maxi-bollette in modo da bloccare quanto prima i pagamenti di questi importi, fino a quando le autorità competenti non abbiano completato le verifiche sulla condotta dei suddetti operatori in merito alle eventuali violazioni del Codice del Consumo; 2. stabilendo che, nel caso in cui le autorità competenti ravvisassero comportamenti scorretti da parte dei gestori dei servizi, i cittadini interessati non siano tenuti a pagare queste bollette di conguagli per gli anni passati e che gli stessi gestori siano obbligati a rimborsare tempestivamente gli utenti, nel caso in cui questi ultimi avessero già versato gli interi o i parziali importi richiesti indebitamente attraverso questo tipo di fatturazioni illegittime; 3. stabilendo il principio per cui nessun utente-consumatore può essere chiamato a sostenere spese per conguagli concernenti consumi presunti anteriori ai due anni precedenti la data di fatturazione.